CASTELLAMMARE DI STABIA

ARCHIVI E BIBLIOTECHE

a cura di

Giuseppe D’Angelo e Annalisa Quartuccio

Una città che vuol fare cultura deve possedere, come minimo, tre strutture pubbliche: una biblioteca, un archivio, un museo; a cui si possono aggiungere un teatro e una sala per mostre ed esposizioni. Questo è il minimo per una città che voglia definirsi tale.

A Castellammare di Stabia attualmente esistono due importanti biblioteche: la comunale «Gaetano Filangieri» e la «Biblioteca della Chiesa del Gesù»; due importanti archivi: l’Archivio Storico Comunale «Catello Salvati» e l’«Archivio Storico Diocesano»; il museo archeologico «Libero D’Orsi» attualmente è chiuso. Non c’è un teatro comunale.

In questa sede vorremmo dare una breve informazione su archivi e biblioteche della città, sperando di poter, in seguito, dare anche notizie di un museo archeologico e di un museo civico. Ovviamente non escluderemmo il teatro.

Parte I: Biblioteche

Quindi in città esistono due biblioteche a cui fare riferimento, entrambe importanti per i cittadini e ben adatte a fare della cultura un filo tenue ma tenace, un costante richiamo a fare e ad essere.

Queste biblioteche sono una laica , la biblioteca comunale «Gaetano Filangieri», ed una ecclesiastica, quella della Comunità dei Preti Semplici di Gesù e Maria, quasi a richiamare la nostra attenzione sul nostro essere fatti di materia e di spirito e in questa nostra duplicità tesi all’ unicità del sapere.

Queste notizie sulle due istituzioni a cui ho accennato non hanno la pretesa di essere esaustive, ma vogliono semplicemente incuriosire chi legge ed invogliarlo ad approfondire le proprie conoscenze sull’ argomento .

Biblioteca COMUNALE «GAETANO FILANGIERI»

Istituita con atto deliberativo del 14 novembre 1868 ed allestita con fondi librari provenienti dai monasteri degli Adoratori di Ottaviano, dei Minimi Osservanti di Vico Equense e poi di Quisisana, aboliti in seguito alle leggi di soppressione del 1866, con un patrimonio complessivo di poche centinaia di volumi, la biblioteca, intitolata a Gaetano Filangieri, fu inaugurata il 4 giugno 187; la sua prima sede fu una in sala del palazzo ex Seminario, nella piazza del Municipio.

Il fondo originario risulta prevalentemente costituito da testi di Esegesi biblica, da qualche Storia della Chiesa e da alcune Cinquecentine, ed arricchito successivamente di nuove opere, come il Codice Diplomatici Cavense ed otto Corali miniati, provenienti dall’ex Convento dei Francescani riformati, una volta esistente nell’attuale piazza Giovanni XXIII della città.

Contingenze diverse costrinsero la biblioteca sia a periodi di chiusura sia a sistemazioni provvisorie in altre sedi, sino a giungere nell’ ultimo decennio ad una idonea sistemazione nei locali al Corso Vittorio Emanuele 90.

La biblioteca possiede un patrimonio librario di 30.000 volumi, circa 4.000 opuscoli e 173 titoli di periodici ed è una tra le maggiori biblioteche comunali dell’ intera provincia.

L’ arricchimento negli anni del patrimonio bibliografico ha richiesto la sua ripartizione in sezioni, così articolate:

a) una sezione per il fondo originario antico;

b) una sezione per le opere di consultazione;

c) una sezione moderna per le opere di nuova accessione, con prevalente interesse per i testi istituzionali delle varie facoltà universitarie;

d) una sezione napoletana, quasi completamente allestita;

e) una sezione per i periodici;

f) una sezione per i ragazzi.

Oltre al normale incremento annuale (con finanziamenti comunali e regionali) dalla fine degli anni ’70 al 1990 sono confluite in biblioteca tre donazioni , per complessivi 14.000 volumi. Tra le opere di maggiore valore vanno annoverate 24 cinquecentine, 8 corali miniati dei secoli XVI – XVII, un numero cospicuo di edizioni dal ‘600 all’ ‘800.

Una particolare attenzione merita il fondo dantesco, ordinato "a soggetto", con una consistenza di oltre 3.000 titoli; esso trae la sua origine dalla donazione effettuata alla biblioteca, in data 8 novembre 1977, dalla signora Marie Dubray, vedova dello stabiese Michele Di Nardo, docente di materie umanistiche nei licei.

Altra donazione pervenuta alla fine degli anni ’70 è quella della biblioteca personale del professor Libero D’Orsi, appassionato archeologo e scopritore dell’ antica Stabiae; si tratta di 4167 volumi di interesse storico – letterario ed archeologico.

La biblioteca serve in gran parte l’utenza universitaria, data l’ ampia presenza di testi delle principali facoltà; l’orario di apertura al pubblico è dalle ore 9.00 alle ore 19.00 dal lunedì al sabato.

Periodicamente è sede di incontri e di dibattiti culturali.

BIBLIOTECA DELLA COMUNITA’ DEI PRETI SEMPLICI DI GESÙ E MARIA

La biblioteca del clero della Chiesa del Gesù è alloggiata nel centro antico di Castellammare di Stabia, in locali situati superiormente alla Chiesa stessa (costruita ad una sola navata, con quattro cappelle, due per lato, tutte di origine gentilizia) e con accesso sia dalla via Padiglione del Gesù che dalla Sagrestia della Chiesa. A seguito del sisma del novembre 1980 ha subito una serie di spostamenti e solo da poco è stata collocata in locali adeguati. Al momento non è aperta al pubblico perché è in fase di riordino ed informatizzazione.

Benché seriamente danneggiata dal sisma del 1980 e solo in parte riordinata, la Biblioteca ha promosso in questi ultimi anni, grazie all’attività del rettore della Chiesa, Don Antonio Cioffi, apprezzate iniziative culturali, quali gli «Incontri del mercoledì» (a cui ha spesso partecipato il compianto prof. Catello Salvati), gli «Incontri musicali», la mostra fotografica e documentaria -in tre diverse edizioni- «Riconoscere il Centro antico», e una mostra bibliografica e documentaria nel cinquantesimo della morte di Gabriele D’ Annunzio (inaugurata dal prof. Roberto Pane); ha, inoltre, curato la pubblicazione di alcuni volumi di storia locale, tra i quali ricordiamo quello di D. Camardo-A.Ferrara: Stabiae: le ville, ed. N. Longobardi,1988, e Immagini di ieri per la città di oggi, a cura di N. Longobardi e G. D’ Angelo, con introduzione di A. Cioffi, vol. 1-2 1988, vol. 3 1989.

A cura del distretto scolastico è stato pubblicato il catalogo della mostra dedicata a D’ Annunzio, dal titolo Il mito D’ Annunzio.

Per quanto concerne la consistenza libraria, la biblioteca raccoglie libri di varia provenienza: fondo dell’Ex Seminario, fondo dannunziano di Giuseppe Lauro Aiello, fondo dei sacerdoti Calvanico, Cannavale e Rossi, altri piccoli fondi costituiti da un esiguo numero di libri; tutti i fondi sono riconoscibili e non confusi fra di loro.

Volendo dare una definizione caratterizzante della biblioteca del Gesù, potremmo definirla senza tema di smentite una biblioteca specializzata: essa, infatti, rappresenta l’espressione degli interessi culturali e degli orientamenti dottrinali del clero stabiese post-Concilio di Trento; per gli studiosi odierni, sia laici che ecclesiastici, essa non ha più un valore pratico ma ne ha uno enorme dal punto di vista storico, documentaristico ed antiquario.

A parte alcuni testi donati da sacerdoti stabiesi, il cui nome è ricavabile da timbri o ex libris apposti sul frontespizio dei volumi, la maggior parte delle opere esistenti nel fondo denominato «fondo ex Seminario» proviene (come si evince dagli ex libris apposti sui volumi) da alcuni monasteri e collegi della città di Napoli: il monastero di Santa Caterina a Formiello, occupato dai Domenicani fin dal 1498, il monastero dei Santi Severino e Sossio, occupato dai monaci benedettini, il Collegio Gesuitico. Il passaggio dei volumi al fondo ex Seminario – e quindi alla biblioteca del Gesù – è da attribuire alle varie soppressioni di monasteri e ordini monastici.

Nel fondo «ex Seminario» distinguiamo più o meno le seguenti sezioni:

a) Sacra Scrittura ed Esegesi;

b) Sezione teologico – filosofica;

c) Letteratura patristica;

d) Diritto Ecclesiastico e Canonico;

e) Storia ecclesiastica;

f) Oratoria Sacra;

g) Morale;

h) Liturgia;

i) Agiografia;

l) Classici.

Sezione di Sacra Scrittura ed Esegesi

Fra i testi di Sacra Scrittura ed esegesi troviamo vari esemplari della Bibbia completa e singoli libri e sezioni di essa in vari esemplari.

Vi è la grande Biblia Maxima Versionum, in 19 grossi volumi in folio, (edita a Parigi nel 1690 ed arricchita del commento di grandi esegeti) ed una edizione cinquecentina, proveniente da Lione, della Bibbia, il cui testo è affiancato dal commento di alcuni celebri autori medioevali (quali Niccolò da Lira e Paolo da Burgos).

Troviamo inoltre parecchie opere di vera e propria esegesi della Scrittura, vale a dire opere nelle quali il commento assume importanza superiore rispetto allo stesso testo biblico; tra esse ricordiamo una edizione cinquecentina del commentario di Alonso Tostado, Vescovo di Avila, una edizione secentina colonense dei commenti di S. Alberto Magno, e varie edizioni, a partire da quella secentina di Anversa, dei commentari del padre Gesuita Cornelio a Lapide, che ebbe grande fama fra i commentatori della Sacra Scrittura anche per l’ utilità pratica che nella sua opera trovarono sacerdoti e predicatori.

Molto importante è anche una edizione veneziana del 1732 in otto volumi delle opere di un famoso teologo ed esegeta biblico del XIII secolo Hugo de Santo Charo, figura di primo piano nelle dispute sugli ordini mendicanti che agitarono in quell’epoca la Sorbona, che fu un grande promotore degli studi biblici; a lui è dovuta la divisione in capitoli dei libri biblici, che adottò nelle Concordantiae Sacrorum Librorum, modello delle Concordantiae che furono in seguito compilate. Ancora da ricordare sono le sue Postillae in universam Bibliam iuxta quadruplicem sensum, edite per la prima volta a Basilea nel 1481, ed i Sermones super Epistulas et Evangelia de tempore.

Tra le opere esegetiche di minor mole –in quanto limitate a singole parti della Scrittura– sono degni di ricordo il commento (in una edizione bresciana della fine del Seicento) ai quattro Vangeli del padre gesuita Juan Maldonado, grande conoscitore di cose bibliche, chiamato a Roma da Papa Gregorio XIII per lavorare alla edizione della Bibbia greca di Settanta; il commento ad Ezechiele e la descrizione della Gerusalemme antica e del Tempio fatta dal padre gesuita Jeronimo de Prado, lavoro portato a termine e pubblicato dal confratello Juan Baptista Villalpando; il commentario sui quattro Vangeli e sugli Atti degli Apostoli del gesuita Alonso Salmeron, edito a Colonia nel 1602 – 1612 in 12 tomi.

Notevole è pure la presenza di qualche opera di esegetica eterodossa come il Thesaurus philologicus .. ad .. Veteris et Novi Testamenti loca .. compilato con dissertazioni di teologi protestanti e stampato ad Amsterdam nel 1701 – 1702, in due volumi, sul primo dei quali si legge scritto in evidenza prohibitus.

Sezione teologico – filosofica

La sezione teologico – filosofica non è meno importante rispetto a quella di quella di esegesi: vi troviamo una esposizione di filosofia cartesiana di Antoine Le Grande, in una edizione londinese del 1678, le opere di Leibniz in sei tomi nell’ edizione ginevrina del 1768 e quella del suo discepo-lo Cristiano Wolff in una edizione veronese del 1771.

La parte maggiore di questa sezione è però formata dalle opere dei maggiori commentatori di San Tommaso -domenicani e Gesuiti spagnoli del XVI secolo-; troviamo infatti l’opera di Tomas Sanchez, teologo e moralista, De sancto matrimonio Sacramento disputationum tomi tres nell’ edizione veneziana di Niccolò Pezzana del 1693 e un’ altra edizione del 1737 fatta a Viterbo –che ripete l’ edizione veneziana del 1712 fatta dallo stesso Niccolò Pezzana-. Inoltre nella biblioteca è conservato il secondo tomo del quarto libro del Maestro delle Sentenze del Commento di Domingo De Soto (Commentatore di S. Tommaso, di S. Pietro Lombardo, della Sacra Scrittura), che è in una edizione del ‘500 apparsa a Venezia nel 1500.

Nel fondo è presente, in edizione secentina –anche se per editori diversi-, tutta l’opera di San Roberto Bellarmino, teologo e controversista, allievo del gesuita Francisco de Toledo, e va ricordata una monumentale edizione di tutte le opere di Sant’Alberto Magno apparsa a Lione in 21 volumi in folio nel 1651.

Letteratura Patristica

Sempre nel fondo dell’ex Seminario troviamo testi di letteratura patristica, soprattutto latini, in edizioni del ‘600 e del ‘700; due , in questo fondo , sono particolarmente importanti: la prima è una raccolta di scritti dei Padri Apostolici (cioè di quei Padri che vissero contemporaneamente agli Apostoli o ad essi immediatamente successero, quali Barnaba, Clemente, Ignazio, Policarpo) editi ad Anversa da Huguentan in due volumi in folio nel 1698 e curati da Jean Baptiste Cotelier, famoso erudito, la cui fama è legata alla grande opera Ecclesiae Graecae Monumenta; la seconda è una raccolta delle opere dei Padri della Chiesa edita a Lione nel 1642 .

In una edizione parigina del 1628 a cura del padre gesuita Francesco Vigier troviamo le opere di Eusebio di Cesarea, la Praeparatio evangelica ... e la Demonstratio evangelica ...; ancora, troviamo le opere di S. Basilio in una edizione parigina del 1638 ed in una – sempre parigina – del 1618, le opere di S. Gregorio Nazianzeno nell’ edizione parigina del 1690 a cura di C. Morel, le opere di San Gregorio Nisseno nell’ edizione curata a Parigi nel 1615 dal Morel.

L’opera di San Girolamo è presente in una edizione romana cinquecentina curata da Mariano Vittori, mentre le opere di Sant’ Ambrogio sono presenti nella loro prima edizione critica, quella apparsa a Parigi tra il 1686 ed il 1690 in due volumi in folio ad opera dei padri maurini J. du Rische e N. le Nourry. Da notare che nella sezione troviamo anche una edizione secentina (1612) colonense in otto tomi delle opere di Beda il Venerabile.

Opere giuridiche

Anche notevole è la consistenza della sezione giuridica di questo fondo; tra le opere più conosciute troviamo il Decretum del monaco camaldolese Graziano in una edizione veneziana del 1605, in due volumi con il commento e le aggiunte di Don Prospero Caravita, famoso ed eminente avvocato e magistrato del Regno di Napoli.

Molto importante tra le opere di Diritto civile è il Corpus Juris Civilis, una Cinquecentina (1576 – 1577) realizzata a Parigi dal Nevelles in cinque volumi in folio. Questo testo è corredato dalla glossa ordinaria, che è una annotazione esplicativa del famoso giureconsulto bolognese Francesco Accorsi (che fu il primo ad usare la glossa poi detta "ordinaria" perché comunemente usata); ancora un’altra edizione del Corpus Iuris Civilis qui presente è quella curata da Simone van Leeuwen, apparsa a Basilea nel 1720 in due volumi in folio corredata dal commento di Dionysius Gothofredus e Franciscus Modius.

La biblioteca possiede copia dell’edizione napoletana del 1780, in 2 tomi, ad opera di Giuseppe Borrelli, dell’ opera di Ugo Grozio De Imperio summarum potestatum ... e dell’ edizione fatta ad Amsterdam, nel 1679, dell’ Opera Omnia Theologica dello stesso Grozio.

Opere di storia ecclesiastica e storia

La parte più cospicua del fondo dell’ex Seminario è certamente rappresentata dalle opere di Storia e di Storia ecclesiastica: gli Annali del Baronio pubblicati a Roma dal 1558 al 1607 abbracciano la storia ecclesiastica dall’anno uno all’ anno 1198, mentre per quanto riguarda i Concilii si ha l’ edizione veneziana di Bartolomeo Favarina del 1728; degli Acta Sanctorum troviamo l’edizione di Venezia del 1734 – 40 e quella di Parigi o del Palmè.

La biblioteca possiede l’edizione lucchese del 1747 – 1759, curata da Venturini, degli Annali del Baronio, mentre per gli Acta Sanctorum compaiono nell’ edizione originale, cominciata in Anversa dal Meurs nel 1643; inoltre troviamo la seconda parte (pubblicata a Milano nel 1617/1625) della Historia Mediolanensis ecclesia di Giuseppe Ripamonti.

Opere di morale e mistica

Non molto numerose sono le opere di teologia morale e mistica; tra esse meritano di essere menzionate l’opera di S. Raimondo di Pennaforte, autore della raccolta di Decretali detta poi di Gregorio IX, edita a Verona nel 1744, e la quinta edizione dell’ opera di S. Alfonso de’ Liguori Theologia Moralis edita a Bologna dal Remondini nel 1763.

Nutrita è invece la sezione dei libri di Oratoria sacra, di Parenetica (opere di esortazione o ammo- nizione) e di catechesi, anche se di queste ultime poche meritano di essere menzionate (tra esse, la Bibliotheca Sancta di Frate Sisto da Siena , 1520 – 1529).

Per concludere, troviamo anche opere dei classici antichi latini e greci: di Virgilio nel testo curato da Nicola Heinsius e Paolo Burman nell’edizione veneziana del 1784; ancora di Virgilio si trovano opere nella volgarizzazione toscana, con il commento di Giovanni Fabbrini, Carlo Malatesta e Filippo Venuti, nell’edizione veneziana di Tommasini del 1726; di Lucrezio troviamo il De Rerum Natura nell’ edizione di Padova di Giuseppe Comino del 1751; di Tito Livio troviamo le Storie con il testo curato da Arnoldo Drakenborch, composto da frammenti dei libri perduti, edizione curata da Giovanni Freinsheim, con appendice edita a Venezia da Tommaso Bettinelli nel 1791 – 1794, in 14 volumi in 16°.

Sono inoltre presenti nella biblioteca della Chiesa del Gesù la traduzione fatta da Alessandro Bandiera de Le vite degli eccellenti comandanti di Cornelio Nepote e le Epistole Familiari di Cicerone, rispettivamente nell’edizione stampata a Napoli da Vincenzo Orsino nel 1713 e nella edizione stampata a Venezia dal Bettinelli nel 1783; inoltre si trovano in questo fondo alcune orazioni di Cicerone scelte e tradotte in volgare da Lodovico Dolce nell’ edizione fatta a Venezia da Simone Occhi nel 1759 e le Lettere a Bruto con la traduzione, il testo a fronte e l’ aggiunta di una dissertazione preliminare di Conyers Middleton, nell’ edizione napoletana in cinque volumi del 1750.

Per quanto riguarda i classici greci -molto meno numerosi- troviamo l’Iliade di Omero, nell’ edizione di Padova della stamperia Penada (1786); di Polibio sono presenti due opere, le Storie, tradotte da Ludovico Domenichi e rivedute da Giulio Landi, nell’ edizione veronese del Ramanzini del 1741, e le Ambascerie, nella traduzione del Landi e nell’edizione fatta dallo stesso Ramanzini nel 1743.

Oratoria Sacra

La sezione composta da libri di oratoria sacra, parenetica, catechesi ed affini è assai nutrita, ma solo poche opere meritano di essere ricordate; in particolare, le opere di Giacomo Bossuet, nell’edizione parigina del 1748/1749, in 12 volumi, e quelle dei gesuiti Paolo Segneri (Quaresimale, raccolta di prediche scritte nell’ arco di un ventennio, presente nell’ edizione veneta curata dal Baglioni nel 1685 ed in quella del 1773 a cura dello stesso editore) e Daniello Bartoli.

Opere di autori classici greci e latini

Questa sezione comprende poche opere, per la maggior parte non in lingua originale.

Le traduzioni sono ad opera di eruditi, come il Cesarotti, e riguardano sia opere greche (Polibio, Demostene, ... ) sia opere latine (Virgilio, Lucrezio, ...).

Il Fondo Dannunziano di Giuseppe Lauro Aiello

Il fondo dannunziano raccolto da Giuseppe Lauro Aiello è stato donato dalla figlia Lucia alla Biblioteca del Clero della Chiesa del Gesù .

Appassionato bibliofilo, Aiello, volontario fiumano, conservò di D’Annunzio non solo le varie edizioni delle sue opere ma anche le monografie, i saggi e gli articoli su di lui apparsi su vari giornali e riviste. Tra gli altri, Italia e vita, contenente scritti politici pubblicati sul Bollettino del Comando di Fiume; questa opera, con testatina e finalino incisi in legno da A . De Carolis, fu edita nel 1920 in Roma dalla casa editrice La Fionda.

Per quanto riguarda gli scritti su D’Annunzio, troviamo L’ala d’ Italia, del 1938, numero dedicato a Gabriele D’Annunzio in occasione della morte; il volume D’Annunzio è una miscellanea di scritti di Albanello, Astolfi, Capasso, M. D’Avino, De Caro, E. D’Avino, Di Poppa Vulture, Malveggi Muccioli; e una edizione de L’aquilone del 1963 con illustrazioni xilografiche di Bruno da Osimo e Salvatore Fumo.

D’Annunzio a Roma è il 654° esemplare di una tiratura di 700 esemplari: si tratta di una raccolta di 22 studi sul periodo romano di D’Annunzio, coordinati da Antonio Munoz e Mario Vecchioni; fregi e bozzetti della copertina sono di A. De Carolis.

Di una certa importanza, infine, è la raccolta Miscellanee dannunziane, un album di 158 pagine contenente lettere, telegrammi, messaggi e inediti di Gabriele D’Annunzio.

I fondi Calvanico e Cannavale

Oltre ai fondi dell’ex Seminario la Biblioteca contiene i fondi donati dai Sacerdoti Luigi Calvanico nel 1879 e successivamente da don Giuseppe e dal nipote di questo, don Vincenzo Cannavale.

Si tratta di ben 4000 volumi, che possono essere divisi in tre distinte sezioni:

a ) Opere a carattere teologico-filosofico o ascetico, tra cui spiccano le opere di S. Agostino, S. Tommaso, S. Alfonso, S. Francesco di Sales, S. Caterina, S. Teresa;

b ) Opere di letteratura classica latina e italiana;

c) Opere di storia, geografia, fisica, chimica, etnologia, dizionari ed enciclopedie.

Di notevole importanza sono le collezioni curate dal Migne:

Cursus Completus di Patrologia Greca, in cui sono compresi gli scritti di tutti i Padri e scrittori ecclesiastici in lingua greca da Papa Clemente I° (secolo primo) fino al Cardinale Bessarione (secolo quindicesimo).

Si tratta di 161 volumi ben rilegati, nei quali è presente, oltre al testo greco, anche la traduzione in latino con accurate introduzioni e lunghe dissertazioni dichiarative.

Cursus Completus di Patrologia latina, che comprende gli scritti dei Padri e scrittori ecclesiastici in lingua latina, da Tertulliano (secondo secolo) a Papa Innocenzo III (dodicesimo secolo); si tratta di 277 volumi, altrettanto pregevolmente rilegati, accompagnati da studi e dissertazioni.

Cursus Completus di Sacra Scrittura, formato da 28 volumi contenenti numerosi e importanti commentari e trattati scritti da 238 autori sull’argomento della Bibbia.

Cursus Completus di Sacra Teologia, formato da 28 volumi contenenti circa 200 trattati dei maggiori teologi di tutti i secoli.

Summa aurea de laudibus B . Virginis Mariae: sono 13 volumi che contengono trattati, omelie, discorsi riguardanti la Madonna.

Di notevole pregio sono anche la collezione completa dei classici latini -con relativa traduzione italiana- stampata dall’Antonelli in Venezia nel 1842; le Antichità italiche, gli Annali d’Italia e la Filosofia morale del Muratori; la Storia universale del Cantù; la Storia della Letteratura Italiana del Tiraboschi; le Vite dei Santi del Surio.

I fondi di Calvanico, ricchi di opere di argomento per lo più ecclesiastico, erano, però, carenti di opere più moderne; per sopperire a tale mancanza, il gentiluomo stabiese Vincenzo Cannavale, fece dono alla biblioteca della chiesa del Gesù dell’intera collezione libraria dello zio paterno Canonico don Giuseppe Cannavale (giunta in suo possesso per eredità).

La donazione di Vincenzo Cannavale fu resa legale mediante una scrittura privata tra don Gennaro D’Apice, preposito del Clero dei Preti Semplici, e il medesimo Cannavale, in data 21 aprile 1896.

Nel muro della stanza adibita a sala di lettura sono incassate due lapidi, a memoria delle donazioni Calvanico e Cannavale.

Al momento la Biblioteca non è aperta al pubblico perché è in fase di riordino ed informatizzazione.

All’ interno è, inoltre, conservato l’ archivio delle varie comunità religiose che hanno avuto in affido la Chiesa del Gesù, con documenti che interessano oltre quattro secoli di storia locale.

Sezione " Biblioteca popolare "

Grazie all’ opera del sacerdote don Ugo Di Capua, al piano terreno dell’edificio che ospita l’antica biblioteca, trasformando alcuni scantinati abbandonati, sono state approntate due nuove sale, con accessi da via Padiglione del Gesù, destinate a Biblioteca Popolare.

Questa sezione della biblioteca è stata dotata, nel corso dell’ anno 2001, di oltre 4.000 volumi, a carattere divulgativo e culturale: si va dalla narrativa, con oltre 1.000 titoli, alle scienze, alla filosofia, alle lingue, all’ informatica.

E’ stata realizzata anche una sala computer per esercitazioni multimediali.

I nuovi locali dovevano essere inaugurati nel settembre 2001, ma il crollo della massicciata stradale in seguito alle piogge torrenziali che hanno in quei giorni colpito la città ha bloccato l’ accesso alla biblioteca, che, di conseguenza, è ancora chiusa al pubblico.

 

Parte II: Archivi

Per comodità di esposizione e nel tentativo di organizzare una materia, che richiede di per sé ordine e chiarezza, divideremo lo studio in due parti. La prima tratterà degli archivi civili e la seconda di quelli ecclesiastici; due organizzazioni che, nel tempo, sono stati i maggiori produttori di documenti.

ARCHIVI CIVILI

Il maggiore, inutile dirlo, è quello comunale; a cui vanno aggiunti quelli delle industrie private locali, della Capitaneria di Porto, dell'Italcantieri, della Corderia Militare, delle Imposte Dirette, dell'Ufficio del Registro, dei partiti politici.

Archivio Comunale

Va premesso che un archivio nasce perché il soggetto, l'organo che produce un atto, ha interesse a che questa sua produzione non si disperda, ma resti ben custodita per essere ritrovata, quando occorre, ed usata per i propri fini istituzionali. Con il passare del tempo, però, l'interesse e l'utilizzazione dell'atto, emesso tempo prima, perdono rilevanza, ma anche in tale evenienza esso va conservato, perché funga da riferimento e possa essere utilizzato come precedente. Con il trascorrere ancora del tempo, tale atto perde di qualsiasi attualità e utilizzazione pratica; ma anche in tal caso pub ancora essere custodito, poiché acquista un interesse esclusivamente di natura storica e culturale, e tale da consentire al ricercatore un uso diverso dai motivi per i quali fu prodotto.

Quindi le predette tre esigenze -attualità, utilizzazione, interesse storico-scientifico- hanno suggerito all'ente Comune la creazione di tre diversi tipi d'archivio.

L'Archivio Corrente, per gli atti in corso e non ancora esauriti; l'Archivio di Deposito, per quelli non più attuali ma di eventuale consultazione; lo Storico, per studi e ricerche di carattere storico-culturali.

In alcuni Comuni, però, per esigenze di spazio, essi vivono una vita promiscua, con grave pregiudizio per la conservazione e la ricerca storica. Ed in conseguenza di ciò, da qualche tempo, i funzionari dei vari uffici hanno costituito degli archivi ad uso personale -in senso lato- con la deplorevole conseguenza che un ufficio non pub sapere, in un ragionevole lasso di tempo, a chi rivolgersi per la ricerca di un atto o, peggio, che un unico affare è distribuito in diverse pratiche in vari uffici. Come si vede una situazione davvero caotica.

Per il Comune di Castellammare di Stabia, fino agli anni '80, lo stato dell'Archivio si presentava davvero allarmante.

Nei meandri dell'abbandonato Palazzo Farnese, in Piazza Municipio, giacevano da anni, preda dell'tumidità e della pioggia e, quindi, dell'incuria, circa 30.000 fascicoli di documenti, nei quali era incorporata la vicenda storica della nostra città, sin dal secolo XVI.

Negli anni '80, finalmente, iniziò l'opera di sistemazione dell'Archivio Storico, che, in base al D.P.R. 30.9.1963 n. 1409, art. 30, raccoglie i documenti del Comune dall'origine sino agli affari esauriti da oltre 40 anni. Nel nostro caso, quindi, dal 1513 al 1948.

E' inutile dire che i documenti per gli affari esauriti da oltre 40 anni passano all'Archivio Storico solo dopo le operazioni di scarto. Tale tipo d’archivio prende il nome di Archivio Storico aperto, ed è appunto il nostro caso.

Esso è articolato in diversi Fondi, a loro volta distribuiti in Serie.

Questi i Fondi:

A - Fondo Istituzionale:

A1: Fascicoli

A2: Delibere Comunali

A3: Conti Comunali

A4: Censimenti della popolazione

 

B - Fondo Museo:

B1: Scritture d'Ayello

B2: Debiti Istrumentari

B3: Periodo Francese

B4: Atti Miscellanei

 

C - Fondo Iconografico:

C1: Piante e Disegni

C2: Giornali

C3: Opuscoli

C4: Manifesti

C5: Fotografie

 

A - Fondo Istituzionale.

A1 I Serie: Fascicoli.

E' costituita dagli affari trattati correntemente dal Comune, articolata in 15 categorie, in relazione ai compiti istituzionali attribuiti ai vari uffici.

Da precisare, però, che le 15 Categorie furono introdotte con la Circolare del Ministero degli Interni, n. 17100-2, del 1 marzo 1897, mentre sino a tale data le categorie erano state 22. Ed allora, in sede di inventariazione e sistemazione del fondo, si è stabilito di procedere alla stesura di un duplice inventario, uno per i fascicoli sino al 1896 ed in altro dal 1897 al 1948.

La documentazione complessiva relativa, distribuita in circa 20.000 fascicoli, copre l'arco di un secolo e mezzo, dal 1800 al 1948.

A2 - II Serie: Delibere Comunali.

La seconda serie è costituita dai registri delle delibere comunali, Decurionali, di Giunta, Commissariali, Podestarili e di Consiglio. La sottoserie più antica, custodita nel Fondo Museo, di cui si dirà, copre gli anni dal 1513 al 1550 ed è, inutile dirlo, una fonte insostituibile, se non unica, per la ricostruzione di quel periodo della storia cittadina, e non solo cittadina.

La seconda sottoserie comprende le delibere comunali dal 1722 al 1948. Manca il volume relativo all'anno 1860. Eccone il dettaglio:

Vol. 1: dal 6 settembre 1722 al 1737;

Vol. 2: dal 5 gennaio 1738 al 25 agosto 1782;

Vol. 3: dal 1 settembre 1782 al 15 ottobre 1806;

Vol. 4: dal 1 dicembre 1806 al 30 giugno 1830;

Vol. 5: dal 12 luglio 1830 al 15 settembre 1842;

Vol. 6: dal 28 ottobre 1842 al 22 luglio 1847;

Vol. 7: dal 14 agosto 1847 al 5 ottobre 1853;

Vol. 8: dal 3 maggio 1854 al 29 novembre 1959.

Seguono dal 1861 al 1948.

 

A3 - III Serie: Conti Comunali

Comprende molti volumi, dalla metà del secolo XIX in poi. Ogni volume è così articolato. Vi è prima l'ordine o la delibera di pagamento, che contiene anche la ratio della spesa; segue sempre la ricevuta (fattura) del creditore. E' evidente, quindi, l'estremo interesse offerto da questa serie che, oltre a ricostruire aspetti minuti di cultura materiale, offre informazioni compiute circa la storia dei prezzi.

Istituzionalmente apparterrebbero a questo fondo anche i conti del 1799 e del periodo francese che, per la loro intrinseca rarità, sono stati inseriti nel fondo museo. E' noto, difatti, che dopo la breve Repubblica Napoletana del '99 e dopo il cosiddetto Periodo Francese (1806-1814), i governi restaurati provvidero alla sistematica distruzione dei documenti prodotti in tali periodi.

Da segnalare anche, e per gli stessi motivi, i volumi relativi al 1860.

A4 - IV Serie: Censimenti della Popolazione

Il fondo è oltremodo lacunoso, pur conservando moltissimi fasci di schede di censimento.

Attualmente è in corso una radicale inventariazione.

 

B - Fondo Museo.

E' noto che il Fondo Museo di un archivio comprende la documentazione più rara e prestigiosa. Quindi non si tratta di un complesso archivistico formatosi ordinatamente ed in modo naturale, ma comprende varia documentazione per lo più residua e frammentaria, ma non per questo meno utile. Anzi, in questo caso, è vero il contrario.

Si articola nelle seguenti serie.

B1 I Serie: Scritture d'Ayello.

Il notaio Vincenzo d'Ayello jr, nel corso della sua vita raccolse quanto poté degli antichi documenti relativi alla città, distribuendoli in 20 volumi di affari civili e 4 di affari ecclesiastici.

Nel corso dei secoli i volumi "ecclesiastici", più uno di indici, sono andati dispersi, ad eccezione della seconda parte del quarto volume, attualmente conservato nell'Archivio Storico Diocesano.

I volumi "civili" hanno, per fortuna, subìto miglior sorte, tanto è vero che noi oggi ne conserviamo ben 17 ed una copia del diciottesimo, per un totale di diciotto. Sono andati difatti di- spersi, anche se la ricerca non è stata abbandonata, l' Index Privilegiorum et aliarum scripturarum Civitatis Castrimaris; un altro intitolato il Russolillo, che conteneva tutti i privilegi della città, sin dall'epoca sveva; e il Libro per alfabeto intitolato Repertorio di ciò che negli enunciati 12 volumi contiensi, enunciando il numero de' volumi, ed i fogli rispettivi, di cui recentemente ne è stata rinvenuta una copia ottocentesca.

Ecco ora il dettaglio delle Scritture d'Ayello:

Volume I: Atti diversi dal sec. XVI al XVIII.

La copertina è in carta pecora, contenente la nomina a notaio di Marino Buonocore, di Castellammare. Dal modo in cui è legato non si riesce a leggere la data. (sec. XVII)

Sul dorso, a grafia del d'Ayello è scritto: Nota di tutti i protocolli.

Volume II: Libro dei conti della Città, dell'anno 1686.

Vi mancano i primi 16 folii. Copertina in carta pecora non scritta.

Volume III: Registro delle delibere comunali, dal 9 ottobre 1513 al 16 febbraio 1550, con interruzioni, di folii 88. In aggiunta: atti relativi alle revisione dei conti di Domenico del Castiglio, governatore di Castellammare, dell'anno 1697.

Copertina in carta pecora non scritta.

Volume IV: Atti diversi dei secoli XVI e XVII.

Copertina in carta pecora, contenente la nomina di Marino Simone Buonocore a Giudice a contratti, del 21 aprile 1635.

Volume V: Atti diversi dei secoli XVI e XVII.

Copertina in carta pecora, contenente un atto tra il nobile Andrea Coppola di Castellammare ed il nobile Jacobo de Marco di Napoli, del 1555.

Volume VI: Atti diversi dei secoli XVI e XVII. Mancano i primi 45 folii.

Copertina in carta pecora, contenente un atto del vescovo stabiese Salvatore Scaglione, riguardante la cappellania di S.Catello. Non si legge la data. (sec. XVII)

All'esterno, in grafia del d'Ayello, è annotato: 1752 (anno di compilazione del volume).

Volume VII: Atti diversi dei secoli XVI e XVII.

Copertina in carta pecora, contenente atto del 3 agosto 1635.

Volume VIII:Atti diversi dei secoli XVI e XVII. Mancano i primi 16 folii.

Copertina in carta pecora, contenente atto del 19 aprile 1697.

Volume IX: Atti diversi dal sec. XVI al XVIII. Volume con doppia numerazione: foll. 1-236 e foll. 1-186.

Copertina in carta pecora, contenente atto del 29 maggio 1573.

Volume X: Atti diversi dal sec. XV al XVIII. Mancano i primi 98 folii.

Legatura moderna. (La copertina di questo volume era costituito da un atto, in carta pecora, contenente la nomina di monsignor Pio Tommaso Milante a vescovo di Castellammare, del 1743. Di tale circostanza si avvide Giuseppe Cosenza nel corso delle sue ricerche, facendone partecipe il Comune ed il Vescovo, tanto che il 18 maggio 1905 tale copertina fu ritirata, per ordine del Sindaco, dal Cosenza e consegnata al vescovo diocesano mons. Michele de Iorio, che la ripose nell'Archivio del Capitolo Cattedrale (ASCC) stabiese, ove tuttora è custodita. Su Giuseppe Cosenza, vedi: G. D'ANGELO, Ricordando Giuseppe Cosenza, Castellammare di Stabia, 1985).

Volume XI: Atti diversi dal sec, XVI al XVIII.

Copertina in carta pecora, contenente la nomina a notaio di Tommaso Mangrella, di Castellammare, del 25 luglio 1633.

Volume XII: Atti diversi dal sec. XVI a XVIII.

Copertina in carta pecora non scritta.

Volume XIII:Intitolato: Cambione de Creditori Istromentarij della fedelissima Città di Castellammare 1617.

Copertina in carta pecora non scritta.

Volume XIV: Catasto di Castellammare, dell'anno 1554.

Copertina in carta pecora, contenente atto del 1530.

Volume XV: Catasto dei terzieri, (Così erano chiamate le frazioni di Quisisana, Fratte, Scanzano, Privati e Mezzapietra) dell'anno 1603. (Erroneamente sulla copertina è segnato, in grafia moderna, l'anno 1684. In tale anno, invece, il Catasto, composto nel 1603, fu consegnato dalla Città al notaio Vincenzo d'Ayello seniore, avo del nostro).

Legatura moderna.

Volume XVI: Platea dei beni della Cappella del SS. Sacramento del 1753.

Copertina in carta pecora, contenente atto di not. Giovanni Spenta del 1628.

Volume XVII:Volume intitolato: Processus originalis Platee venerabilis Archiconfraternitatis Ss.mi Corporis Christi, 1753.

Copertina in carta pecora non scritta.

B2 II Serie: Debiti Istrumentari.

Il fondo è in costituzione e comprende circa una ventina di fascicoli che contengono atti dal sec. XVI al XVIII.

Nella prima meta del '700 si manifestò l'esigenza, da parte dello Stato, di controllare l'origine dei molti debiti contratti, nei secoli, dai Comuni. Pertanto fu inviato presso ogni amministrazione comunale un "attuario" della Regia Camera della Sommaria, con il compito di istruire un vero e proprio processo istruttorio circa l'origine dei vari debiti, nel timore che tali oneri fossero stati artificiosamente creati allo scopo di favorire determinate famiglie o enti.

Pertanto gli interessati dovettero fornire la cosiddetta "probatio diabolica", cioè esibire i titoli originari dei propri crediti. Quindi noi oggi troviamo agli atti documenti anche della prima metà del cinquecento, con la causale del debito contratto.

Attraverso questa documentazione, apparentemente finanziaria, noi oggi possiamo ricostruire moltissimi avvenimenti altrimenti rimasti sconosciuti: venuta di soldati in città; saccheggi effettuati da pirati; costruzioni di chiese; riparazioni alle fortificazioni; frammenti di cultura materiale; ed altro.

B3 III Serie: Periodo Francese.

In questa serie sono stati raccolti i residui documenti della Repubblica Partenopea del 1799 e quelli del decennio francese (1806-1815).

Per la Repubblica Partenopea le unità archivistiche sono costituite da undici volumi di conti comunali, articolati nel modo solito: ordine di pagamento intimato dall'autorità, con ampia motivazione, e quietanza liberatoria.

I documenti del Decennio comprendono, oltre ai conti in venti volumi, anche tutte le attività comunali legate a tale periodo, non esclusi fascicoli provenienti dal Fondo Istituzionale. Quindi una serie di ampio respiro.

Non è inutile a tale punto sottolineare l'importanza e la rarità di questa serie, salvatasi chi sa come dalla sistematica distruzione di tutta la documentazione relativa a tali due periodi storici.

B4 IV Serie: Atti Miscellanei.

Comprende documentazione varia che non ha trovato collocazione in altri fondi. Eccone il dettaglio:

- Volume, contenente atti diversi dal 1785 al 1804, riguardante il fiume Sarno ed i torrenti S. Marco e Li Volpi.

Legatura moderna, provvisoriamente segnato col n. 13.

- Onciario dei beni della città, del 1797, rettificato nel 1807.

- Indice del Catasto provvisorio (borbonico).

- N. 5 voll. di supplemento al Catasto (borbonico).

- Volume di atti diversi, dal XV al XIX secolo.

Provvisoriamente segnato col n. 1.

- N. 2 pacchi di documenti, della prima metà dell'Ottocento, relativi alla Sottointendenza di Castellammare.

(Con le leggi dell'8 agosto 1806 e 12 dicembre 1816 tutto il Regno fu diviso in 13 Province, con a capo un Intendente ed un Consiglio d'Intendenza. Ogni provincia fu articolata in Distretti presieduti da un Sottointendente. La Provincia di Napoli fu composta da tre Distretti, con capoluoghi: Napoli, Pozzuoli e Castellammare di Stabia, ove appunto risiedeva il Sottointendente. Il Distretto di Castellammare si estendeva da Torre Annunziata a Massa Lubrense, comprendendone tutti i Comuni).

La serie, comunque, è in rapido accrescimento.

B - Fondo Iconografico.

E' composto di quattro serie in fase di costituzione, di cui le prime tre avranno soltanto un inventario di riferimento ai fascicoli nei quali si trovano i documenti relativi, data l'impossibilità di estrazione dai fascicoli stessi.

C1 I Serie: Piante e Disegni.

Vi sono comprese unità archivistiche dei secc. XIX e XX, con rari frammenti del sec. XVIII.

C2 II Serie: Giornali.

Una serie davvero sorprendente, contenente varie testate di settimanali cittadini delle quali si era perduto ogni ricordo, come Il Popolo del Circondario, Stabia, L'Amico del Popolo, La Verità, che ebbero vita nell'ultimo quarto del XIX secolo.

C3 III Serie: Opuscoli.

Comprende innumerevoli pubblicazioni curate dal Comune, per la maggior parte Regolamenti e Statuti, non escluso materiale pubblicitario.

C4 IV Serie: Manifesti.

Centinaia di manifesti, locandine ed inviti dalla seconda metà dell'ottocento ai nostri giorni. Si tratta di materiale davvero rarissimo.

C5 V Serie: Fotografie.

Questa serie è stata creata ex novo, con acquisto di più di quattrocento lastre fotografiche originali degli anni '20-'30, duecento negativi e circa trecento riproduzioni di vecchie foto e cartoline, tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, offerte anche da privati. Questa serie è suscettibile di ampio incremento.

Attualmente l’Archivio Storico Comunale, recentemente intitolato al prof. Catello Salvati, è ubicato alla via R. Raiola, palazzo ex Di Nola.

Altri Archivi Civili

Gli archivi delle industrie private locali, della Capitaneria di Porto, dell'Italcantieri, della Corderia Militare, delle Imposte Dirette, dell'Ufficio del Registro, dei partiti politici offrono, per la verità ben poco, ad eccezione di quello delle Imposte Dirette, che conserva l'antico Catasto borbonico.

Per l'Italcantieri la documentazione è introvabile, salvo poche foto recenti, mentre qualche documento antico è possibile ancora reperire alla Corderia Militare. Inesistenti gli archivi dei partiti politici.

Per le industrie locali, bisognerebbe contattare le singole direzioni aziendali, ma certamente la ricerca, per esperienza personale, risulterà deludente.

Ovviamente per ricerche di questo tipo bisogna praticare itinerari alternativi, tipo Archivio Storico Comunale, Archivio di Stato di Napoli, Ufficio Tecnico Erariale di Napoli, Archivio Notarile di Napoli, Ufficio Storico della Marina di Roma.

Non vi è traccia al momento di Archivi Familiari, ad eccezione di quello della Famiglia Coppola, custodito, per motivi ereditari, dal sottoscritto. Tutte le altre famiglie finora contattate si sono mostrate indifferenti o diffidenti a fornire notizie.

ARCHIVI ECCLESIASTICI

Quelli di cui si ha notizia sono: l'Archivio Storico Diocesano, l'Archivio Storico del Capitolo Cattedrale, gli archivi delle Parrocchie, degli ordini religiosi e delle confraternite.

Archivio Storico Diocesano

Il materiale documentario, nel corso dei secoli, ha subìto notevolissime dispersioni se è vero che mancano tutti gli Stati d'anime, le Sante Visite dei secoli XVI, XVII e XVIII (ad eccezione di due volumi del sec. XVII), e la maggior parte del materiale rimonta ai secoli XIX e XX. Ciò non ostante è un archivio di grande mole e notevole interesse. Sono, in questa sede, da segnalare due rari "pezzi": una pergamena notarile del secolo XIII ed il quarto incompleto volume delle Scritture Ecclesiastiche del d'Ayello, già descritto.

L'archivio, recentemente sistemato in un ampio locale della Curia Vescovile, al vico Sant’Anna, articolato in buste tematiche, è purtroppo ancora privo di un inventario analitico, per cui se ne auspica la schedatura.

Archivio Storico del Capitolo Cattedrale

Il Capitolo Cattedrale, istituito presso tutte le chiese con sedi vescovili, conserva un discreto Archivio Storico.

Antichi documenti affermano che un vero e proprio archivio, nel senso che noi oggi gli attribuiamo, non è mai esistito. In pieno ottocento vi era una sistemazione in 25 Caselle o Incunaboli, con i titoli per ogni Casella. Successivamente ebbe un ordinamento in 17 Caselle, senza titolo e con le carte alla rinfusa. Ancora successivamente (1892) ebbe un completamento in 19 Caselle, senza titolo e con carte alla rinfusa. Nel 1960-70 tutti i documenti, demolite le caselle, furono, alla rinfusa, chiusi in 22 pacchi.

Quando, tempo fa, ebbi l'incarico di riordinarlo fui costretto a ricostruirne l'originaria formazione, ponendomi nei panni di un ipotetico archivista che, nei secoli, avrebbe dovuto far crescere in modo ordinato questo archivio.

Ho ricostruito, perciò, questo schema analitico:

CATEGORIA I DIRITTI

CLASSE 1 Statuti.

" 2 Canonicati, Dignità.

" 3 Prerogative, Insegne.

" 4 Obblighi, Oneri di messe, Servizio del Coro.

" 5 Costituz. in sacro patrimonio.

" 6 Inventari.

" 7 Arredi sacri.

" 8 Reliquie.

" 9 Monte Faito, Chiesa di S. Michele.

" 10 Diritti Vari.

 

 

CATEGORIA II FINANZE

CLASSE 1 Proprietà.

" 2 Crediti.

" 3 Locazioni e Affitti.

" 4 Capitali e Censi.

" 5 Legati.

" 6 Prebende.

" 7 Rendite.

" 8 Debiti.

" 9 Spese.

" 10 Imposte e tasse.

" 11 Conti e procure.

" 12 Amministrazione interna.

" 13 Varie.

CATEGORIA III LITI

CATEGORIA IV TESTAMENTI

CATEGORIA V STAMPE

CLASSE 1 Lettere Pastorali.

" 2 Elogi.

" 3 Discorsi.

" 4 Riviste.

" 5 Allegazioni forensi.

CATEGORIA VI VARIE

CLASSE 1 Vescovi.

" 2 Vicari Capitolari e Vicari Generali.

" 3 Cappellanie, Congreghe, Benefici.

" 4 Corrispondenza, Inviti, Domande, Rapporti esterni, Ringraziamenti.

" 5 Nomine e Rinunzie.

" 6 Cattedrale.

" 7 S.Catello:

a) Culto.

b) Processione.

" 8 Altre chiese.

" 9 Altre diocesi.

" 10 Memorie e notizie storiche.

" 11 Convocazioni capitolari.

" 12 Approvaz. Ufficio dei Santi.

A tale schema seriale, poi, vanno aggiunti altri documenti rilegati in volume:

n. 6 registri di conti della Confraternita dei Quattro

Novissimi, dal 1846 al 1910;

n. 1 registro della Società dell'Assistenza degli Infermi Poveri a Domicilio sotto il titolo di Maria SS.ma

Addolorata e S.Giuseppe, dal 1896 al 1914;

n. 1 Libro zero dal titolo "Conto dei singoli Signori Rev.mi Dignità e Canonici colle rispettive loro firme di quietanza", dal 1912 al 1940;

n. 1 Libro delle "Vendite di Selve e Boschi del Rev.mo Capitolo", dal 1766 al 1869;

n. 1 Volume di legati; secc. XIX-XX;

n. 1 Volume di aggregazioni al Pio Monte dei Novissimi, dal 1654 al 1699;

n. 1 Volume di conti della mensa capitolare, anno 1828;

n. 2 Libri di Benefici, 1837-38, 1848-1855;

n. 30 (circa) volumi di messe celebrate;

n. 12 Volumi di documenti miscellanei, dal sec. XVI al XIX;

n. 6 Volumi di Conclusioni Capitolari, dal 1726 ad oggi (l'ultimo volume non è consultabile).

Vi è anche un fondo pergamenaceo, con documenti dal sec. XVI al XX.

E' un archivio, questo, ricchissimo di materiale circa la storia religiosa della nostra città. Esso è ubicato presso l’Archivio Storico Diocesano.

Archivi delle Parrocchie

E' noto che il Concilio di Trento stabilì, tra l'altro, l'istituzione dei registri parrocchiali, (nella XXIV sessione dell'11 novembre 1563) cioè che ogni parroco dovesse annotare in libri separati i battesimi e i matrimoni, norma estesa poi anche ai morti con successive costituzioni pontificie. Pertanto oggi è possibile rinvenire soltanto registri dalla seconda metà del secolo XVI, e per alcune parrocchie inadempienti, anche più tardi. Ciascun parroco, poi, aveva anche l'obbligo di redigere uno "stato delle anime" dei propri amministrati ed un registro per i "confirmati" (cresime).

Nelle Parrocchie della nostra città, purtroppo, non vi è traccia alcuna degli "Stati d'anime", né ve ne è nell'Archivio Storico Diocesano, come dianzi detto, mentre vi è materiale relativo ai registri parrocchiali dei battesimi, matrimoni e morte.

Ovviamente il periodo della ricerca parte dalla seconda metà del '500 sino ai nostri giorni, anche se, in base alla legge murattiana del 29 ottobre 1808, da tale periodo, questi registri furono tenuti anche dai Comuni.

Le parrocchie che conservano i documenti più antichi sono, ovviamente, quelle di più remota istituzione. Per quanto riguarda la nostra città, queste erano le parrocchie a tutto il secolo XVII: Cattedrale, Spirito Santo, S.Matteo (Fratte), Santo Spiri-to (Quisisana), SS.mo Salvatore (Scanzano), S.Nicola (Mezzapietra), S.Eustachio (Privati). Il fondo più cospicuo è costituito da quello della Cattedrale, che conserva la seguente documentazione:

Libri Baptizatorum

-dal 5 agosto 1575 al 1861: volumi 33;

Libri Matrimoniorum

-dall'11 novembre 1599 al 1861: volumi 14;

Libri Mortuorum

-dal 19 gennaio 1577 al 1861: volumi 20;

Libri dei Confirmati

-dal 13 ottobre 1658 al 1861: volumi 13.

Per le altre parrocchie la documentazione è un poco più lacunosa, con la mancanza assoluta dei registri dell'abolita parrocchia di Santo Spirito.

Con questo materiale, oltre a lavori di carattere genealogico, è possibile condurre ricerche economiche, statistiche, reli-giose e di altro tipo. Ad esempio nel Vol. I dei Battezzati della Parrocchia della Cattedrale, al folio 63, è inserita la notizia della posa della prima pietra per la costruzione dell'attuale chiesa (22.11.1587). E gli esempi potrebbero essere numerosi.

Archivi degli Ordini Religiosi

Gli ordini religiosi stabiesi, purtroppo, non conservano molto della documentazione da essi prodotta nel corso dei secoli.

Dopo accurate indagini, a volte non rese facili per la diffidenza di chi considera ancora il materiale archivistico una fonte potenzialmente compromettente per chi sa quali reconditi motivi, sono riuscito ad identificare qualche piccolo nucleo archivistico. Alcuni ancora in loco ed altri trasferiti negli archivi provinciali o generali del rispettivo ordine religioso.

Ad esempio tutto il materiale dei francescani è, per fortuna, custodito presso l'archivio provinciale di Salerno, mentre quello dei domenicani (chiesa di S.Croce, n. 11 volumi) fu trasferito presso l'Archivio di Stato di Napoli, insieme con qualche unità archivistica dei Paolotti (S. Maria di Pozzano, n. 1 volume) e di S. Giovanni di Dio (Ospedale S. Leonardo, n. 4 volumi).

Per i documenti custoditi in città, possiamo segnalare un interessante "fondo antico" presso la Comunità del Clero della chiesa del Gesù; sette volumi miscellanei (secoli XVI-XIX) presso le Suore Adoratrici Perpetue (S.Bartolomeo); pochissimo materiale a Pozzano (S.Francesco di Paola), mentre è del tutto scomparso l'archivio, che pure esisteva, delle Suore della Pace.

Comunque l'identificazione dei fondi è ancora alla fase iniziale e non si dispera di poter rinvenire altro materiale.

Archivi delle Congregazioni

Questi fondi sono, allo stato, in fase di identificazione, per cui se ne potrà dare notizia in epoca successiva, anche se parte del materiale ad essi appartenente è stato reperito e custodito nell'Archivio Storico Diocesano in formazione.

Siamo così giunti alla fine del nostro breve excursus, nel quale abbiamo tentato di tracciare un primo itinerario per chi voglia seriamente (scuole, comunità, studenti) dedicarsi, anche saltuariamente, alla vera ricerca delle fonti della nostra storia cittadina; nella speranza, ovviamente, che cresca anche nella nostra città quella coscienza storica che possa consentire il recupero, la costituzione e la valorizzazione del nostro enorme patrimonio storico e culturale.

da: Castellammare di Stabia: Archivi e Biblioteche, Città di Castellammare di Stabia 2002

© Giuseppe D'Angelo e Annalisa Quartuccio

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